Leggevo l'altro giorno la storia della freccia avvelenata, una parabola zen che sembra il Buddha raccontasse spesso.
Pare che un tempo un uomo venne ferito da una freccia avvelenata, e quando la sua famiglia accorse per aiutarlo e portarlo dal medico, egli si rifiutò. Iniziò a chiedere informazioni su chi l'avesse colpito, che colore fosse la sua pelle, a che casta appartenesse, quale arco avesse usato e mille altre domande. Morì senza avere avuto le sue risposte.
Spesso nella nostra vita quando ci succede qualcosa che facciamo fatica ad affrontare ci comportiamo in maniera simile: iniziamo a disperdere le nostre energie facendoci mille domande, cercando le cause di quello che è successo, continuando ad insistere sui perchè, sui dettagli, rimuginando sulle parole che abbiamo sentito, su come avremmo potuto agire diversamente... e perdiamo del grandissimo tempo, il tempo che l'uomo avrebbe potuto usare semplicemente per togliersi quella freccia e non lasciare che il veleno entrasse in circolo. Proprio come un veleno, tutte queste sensazioni si accumulano in noi amplificandosi e tormentandoci. Sprechiamo la nostra energia guardando indietro e perdendoci in cose del tutto irrilevanti invece di agire in maniera produttiva, di concentrarci su ciò che serve davvero in quel momento, di stare nel presente.
Quanto è importante per noi quella cosa? Che cosa vogliamo noi veramente? Quali sono le nostre priorità? Cosa ci serve in questo momento?
Domande che ci possono aiutare a fermare la nostra mente quando va in una direzione che non porta da nessuna parte.
Elena Pozzi - Coaching Excellence −
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